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Largo La Foppa-via Marsala: alle 22 stop all’asporto, dehors chiusi alle 24. L’ordinanza dopo una sentenza del Tar. I 14 locali: precedente rischioso

Con il nuovo provvedimento nella zona di corso Garibaldi compresa tra via Moscova e largo La Foppa sarà vietata la vendita di alcolici d’asporto dopo le ore 22, mentre nei dehors sarà consentita fino alle 24.

«La sentenza 2054/2020 — si legge nella delibera — ha evidenziato, in dipendenza del contenuto delle relazioni tecniche depositate da Arpa, l’esistenza di una connessione tra il superamento dei limiti acustici e la “vendita di bevande, anche per asporto, in orario notturno”, indipendentemente dal fatto che si tratti di bevande alcoliche o non alcoliche. Pertanto, l’introduzione di un divieto riferito alla vendita solo di bevande alcoliche non è coerente con l’esigenza di contenere le immissioni sonore e non integra una corretta esecuzione della decisione giurisdizionale».

Dalle 22 intanto non si può più servire d’asporto: duro colpo a quel genere di locali che costruiscono il peso dei loro scontrini proprio seminando cocktail e birre da consumare lungo la strada o seduti sui gradoni di corso Como.

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Da mezzanotte scatta poi l’obbligo di sgomberare i tavolini all’aperto. Con il paradosso, più unico che raro, di costringere i locali — quando salterà il coprifuoco — a servire i ragazzi all’interno, cosa concessa, per quanto distanziata, e non fuori come il Comune ha incentivato negli ultimi mesi per abbassare il rischio contagi. «Una decisione che sarebbe stata sensata in tempi normali, non certo dopo 15 mesi di pandemia che hanno costretto la nostra categoria a salti mortali per sopravvivere», attacca Luca Hu, gestore di Chinese Box, uno dei bar calamita del tratto di corso Garibaldi incriminato. Hu tra l’altro vive al civico salito sulla barricata, quindi conosce bene i toni delle riunioni di condominio. «Probabilmente il Comune ha voluto proteggerci lasciandoci investire sui dehors e per questo motivo ora veniamo colpiti da un cavillo giuridico».

L’ordinanza anti-movida scontenta i gestori e a loro parere apre un precedente pericoloso proprio in questo momento in cui si avvicina un ritorno alla normalità.

«Una decisione che sarebbe stata sensata in tempi normali, non certo dopo 15 mesi di pandemia che hanno costretto la nostra categoria a salti mortali per sopravvivere – racconta Luca Hu, titolare di uno dei locali più amati della zona, il Chinese Box -. Finché non riceviamo la Pec che ci notifica l’ordinanza andiamo avanti. Poi lunedì ci vedremo con gli altri gestori per studiare una strategia e impugnare l’ordinanza: di questo passo possono far chiudere tutta Milano. Io non posso tenere i ragazzi a casa: arriveranno lo stesso in massa e troveranno il modo di andare a bere da qualche altra parte».