7 Mailen Giammarino tranviera Atm in formazione
7 Mailen Giammarino tranviera Atm in formazione
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In occasione della festa della donna dell’8 marzo, Atm Milano ha deciso di celebrare alcune delle sue donne che muovono la città! Ecco le loro storie!

Le donne ATM che muovono Milano

  • Gigliola Biffi – responsabile programmazione del servizio metropolitano Atm  Ingegnere civile dei trasporti, in Atm dal 2009. “Ho iniziato occupandomi della viabilità e dei percorsi dei mezzi sulla rete urbana, in collaborazione con il comune e Amat”. Poi in Azienda è passata alla programmazione del servizio, fino ad arrivare alla responsabilità della programmazione oraria del servizio metropolitano, la prima donna ad occupare questo ruolo. “È un lavoro interessante, comprende molti aspetti tecnici ma anche quelli di relazione con le persone. Nel nostro ufficio disegnamo in maniera quasi sartoriale i turni di lavoro dei macchinisti, rispettando gli accordi sindacali e tenendo conto di quanto previsto dal contratto di servizio”.
  • Giusi Cecoro – conducente bus Atm Da quasi due anni in Atm, dove guida il bus della linea 54, da Lambrate a Duomo. “Mi sono trasferita da Caserta proprio per venire a lavorare in Azienda. Milano offre molto e anche i passeggeri vogliono un servizio di trasporto all’altezza della città!”. La passione per la guida le viene trasmessa dal padre, autista di scuolabus, e dallo zio, conducente di bus di linea. “Nella mia città di origine lavoravo come conducente, ma Milano e Atm sono realtà davvero diverse, molto più complesse. Mi stanno facendo crescere professionalmente e umanamente ”.
  • Beatrice Chiesa – controllo esercizio mezzi superficie Atm Da trentasei anni in servizio, ha iniziato come tranviera al deposito di Ticinese, dove guidava le storiche Carrelli e le vetture serie 4900, tipo jumbo. Poi nel 1994 il concorso per diventare “graduato”, ovvero per essere controllore dell’esercizio di superficie. “Mi sconsigliarono di partecipare al concorso, ma non ascoltai. E ho avuto ragione. È stata dura e rifarei quello che ho fatto”. Beatrice è stata la prima donna ad occuparsi di controllo esercizio stando sul territorio, lavorando ai chioschi Atm distribuiti nella città. “Gestisco il personale viaggiante in tempo reale. Devo riuscire a sopperire alle assenze improvvise tra i conducenti con le risorse che sono a disposizione, a volte facendo degli incastri davvero impossibili!”. Una volta era considerata un marziano, i colleghi avevano ancora i gradi e facevano il saluto militare. “Ma oggi è tutto cambiato, per me è normale fare il mio lavoro e con i colleghi uomini c’è un rapporto di grande fiducia reciproca”.
  • Rossella Donato – addetta security Atm Giovanissima, è nella squadra della security da due anni, ma già da 4 era nella vigilanza privata. Sarà l’amore per la divisa, oppure gli esempi in famiglia: due zii ispettori di polizia, un nonno carabiniere. Lei sognava l’Arma. Ma Atm non è affatto stata un ripiego. “Anche in questo specifico settore l’Azienda è ai vertici nazionali. Siamo molto operativi, abbiamo tantissima formazione specifica. E cresciamo sempre come numero, ormai siamo circa centocinquanta colleghi”. Le donne non sono molte, lei è l’ultima arrivata. Fisico minuto e sguardo attento, ha grinta da vendere. “È difficile dimostrare che sei allo stesso livello dei maschi. Ma una volta riusciti, si instaura un legame fraterno. Il gruppo è veramente unito, non c’è distinzione tra uomini e donne”. Le situazioni che vede sono spesso delicate, ma questo non la spaventa, anzi. “Presidiamo il territorio, le nostre linee, i nostri treni. Quando accade qualcosa siamo sempre i primi ad intervenire. E questo mi soddisfa: sono fiera di fare del bene e di aiutare la gente”.
  • Nicoletta Dozio – responsabile deposito tranviario di Leoncavallo Atm Ha iniziato come orarista di deposito, nel 1988. La rimessa era quella di Palmanova. Il suo compito era di abbinare i turni stabiliti con i conducenti in servizio al deposito. “Ho lavorato nelle sedi di tutta Milano. Dopo Palmanova, sono diventata capo ufficio a Sarca, poi responsabile dell’esercizio alle rimesse di Molise, Salmini, Baggio, Precotto e infine Leoncavallo. Ho avuto a che fare con tutti i tipi di veicoli: tram, bus e filobus”. Racconta che non se lo aspettava nemmeno lei di fare questo percorso. Una donna in un deposito tutto al maschile dura tre mesi, le dicevano appena assunta. “E invece sono qui. Il lavoro non mi spaventa. Certo, in alcuni frangenti ho dovuto modellare il carattere: mi sono indurita in certi aspetti, metto delle distanze. Ma solo per gestire al meglio le relazioni con colleghi e personale di guida. Anche se in fondo per me il deposito rimane sempre come una grande famiglia”.
  • Irene Gesmundo – responsabile business intelligence settore IT di Atm Da trentacinque anni in Atm, è stata una delle prime programmatrici assunte in Azienda. “Ho iniziato nel centro elaborazione dati di Atm, quando ancora non c’erano i pc ma i videoterminali. Poi a breve sono arrivati i primi personal computer, gli M24 dell’Olivetti”.  L’elaborazione e l’analisi dei dati è quindi diventata il lavoro che l’ha seguita per tutta la vita professionale. “Prima con i database, poi SAP con la contabilità e il controllo di gestione. Per arrivare infine all’analisi dei fenomeni di interesse aziendali, come ad esempio quelli relativi ai passeggeri trasportati, oppure alla manutenzione dei veicoli, per costruire modelli di analisi ed elaborare i relativi report di monitoraggio”.
  • Mailen Giammarino – tranviera Atm in formazione L’ultima arrivata tra i conducenti tranviari, poco più di due settimane. Ha solo 21 anni ed è piccola anche nel fisico. Ma questo non le impedisce di far muovere mezzi che pesano 15 tonnellate. “Sono nata in Argentina, poi ho abitato ad Avellino. Da 4 anni sono a Milano. Ho fatto altri lavori, ma guidare mi piace ed è nel dna familiare: papà è camionista e mio zio è conducente bus”. Al momento in Azienda sta conseguendo l’abilitazione ministeriale per manovrare i tram. “Guidare vetture tranviarie dà una bella sensazione. La prima volta che l’ho fatto mi sono detta: «Wow!!». È diverso rispetto ai bus, questi sono simili alle auto. Il tram ha fascino, è ferro e binari, elettricità e scambi, è differente anche la sensazione di guida”. La attrae soprattutto manovrare la mitica Milano 28, nota come Carrelli. “È un pezzo di storia che viaggia tra noi, è un mezzo raro e affascinante. Averla guidata è un ricordo che mi rimarrà impresso per tutta la vita”.
  • Elena Lenti – macchinista metropolitana M2 Atm Che sarebbe diventata la prima macchinista donna in Italia non avrebbe mai osato immaginarlo, anche se la passione per la guida l’ha sempre avuta. “Mi piaceva guidare l’auto, la moto, il motorino. La mia massima aspirazione erano i camion!”. Nel 1987 è entrata in ATM, come conducente tram nel deposito di Leoncavallo. A precederla, solo altre tre donne: “Mi sentivo una principessa. Capi e colleghi mi hanno sempre elogiata e incoraggiata”. Dopo pochi anni, nel 1990, tenta il concorso interno per macchinista metro e lo passa. Diventando la prima macchinista di metropolitana d’Italia. “Mi piace tantissimo guidare il treno e in M2, che fa dei tratti all’aperto, in primavera è ancora più bello. Senza offesa per nessuno, quello del macchinista è il più bel lavoro di tutta l’Azienda!”.
  • Maria Neve Rizzello – accertatrice del traffico Atm È una figura storica tra quelli che, una volta, erano conosciuti con gli ausiliari della sosta, oggi diventati “accertatori del traffico”. La sua storia professionale inizia nel 2000 al comune di Milano, poi tutto il gruppo degli ausiliari è passato in Atm nel 2005. “In Azienda abbiamo consolidato la nostra professionalità, a cominciare ad esempio dalla divisa, ma soprattutto per la formazione continua e l’aggiornamento che facciamo sui temi della relazione con i clienti e sul codice della strada”. Una figura quella dell’accertatore non particolarmente amata dagli automobilisti indisciplinati, perchè molto presente sul territorio. “Oltre ad accertare infrazioni, facciamo a volte da «psicologi» della strada per i cittadini più deboli. Dopo tanti anni ho imparato ad ascoltare, a dare un aiuto o semplicemente a fornire informazioni utili su questioni legate a traffico e viabilità”.
  • Sandra Serra – tutor di linea Atm Da due anni in Azienda, prima lavorava come commessa. “Non esistevano regole in quel lavoro, non ero soddisfatta, ho scelto quindi di fare il concorso in Atm come tutor di linea, ovvero come addetta alla controlleria”. Ora svolge il suo lavoro sulle linee di superficie, ha a che fare ancora con i clienti, anche se in maniera diversa rispetto alla professione precedente. “Mi sento adatta per il contatto con le persone, credo di suscitare empatia anche in situazioni delicate. Io entro in relazione con tanti cittadini e li ascolto. Alcuni si sfogano e mi parlano anche dei loro problemi di vita. Non è raro che, anche dopo una sanzione, mi ringraziano per aver dedicato loro del tempo”.
  • Federica Sironi – ingegnere armamento tranviario e metropolitano Atm Ingegnere civile dei trasporti, lavora da tre anni nel settore armamento, occupandosi di progettazione e supporto operativo delle infrastrutture tranviarie e metropolitane. “Il mio lavoro consiste nello studio e definizione di interventi di manutenzione su binari e scambi. Ma anche nelle analisi delle condizioni al contorno, come ad esempio le valutazioni economiche che comporta un intervento”. Arrivata in Atm dopo un master del settore, sostiene che il suo sia un lavoro vario e affatto monotono: “Ci spostiamo in tutta la città, non ho mai una scaletta da seguire. Occorre parecchia preparazione di base e una conoscenza della normativa di settore. Ma è fondamentale alla fine saper interagire con le varie figure presenti nei cantieri”.
  • Marianna Valsecchi – capo operaio manutenzione idraulica elettromeccanica  Entra in Atm nel 1997, dopo il diploma all’istituto tecnico viene assunta nel reparto elettromeccanici, dove ancora oggi lavora. “Ero l’unica donna ed anche la più giovane. Ricordo che non c’erano le scarpe della mia misura e che era stato approntato un piccolo bagno con uno spogliatoio solo per me”. Nonostante l’ambiente maschile, Marianna non si sente a disagio: “All’inizio mi guardavano con diffidenza. Ma col tempo ho conquistato la fiducia di capi e colleghi, dimostrando di saper fare il mio lavoro”. Due anni fa la promozione a capo operaio. Ora gestisce una piccola squadra di tecnici, maschi ovviamente. “Sul lavoro non mi tiro indietro, non ho mai avuto paura di cambiare, non ho mai mollato. Oggi voglio essere un esempio per i miei figli: i fatti contano più di mille parole”.
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