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BREXIT: dal 1 gennaio 2021 la Gran Bretagna lascia l’Europa. Ecco cosa cambierà

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BREXIT -Il 2021 sarà caratterizzato da grandi cambiamenti su ambo le sponde della Manica con l’arrivo della Brexit. Dopo anni di trattative e tira e molla diplomatici, il Regno Unito sarà del tutto fuori dall’Unione Europea.

Ufficialmente, Londra si è separata da Bruxelles nel gennaio 2020. Tuttavia, è entrato in vigore il periodo di transizione post-Brexit, e così la maggior parte degli accordi esistenti sono stati finora mantenuti.

Questo periodo era previsto per introdurre tutte le misure necessarie ad implementare la Brexit dal 1 gennaio 2021 e a negoziare un accordo su una nuova partnership tra UE e Regno Unito, visto che UK ha deciso di non beneficiare degli accordi internazionali dell’Unione.

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Fine della libera circolazione

Addio innanzitutto alla libertà di circolazione (un diritto condizionato e non assoluto dei cittadini UE di spostarsi in altri paesi UE per vivervi e lavorarvici). I cittadini comunitari non avranno più il diritto di trasferirsi nel Regno Unito per risiedervi o per motivi professionali, e viceversa.

Il Regno Unito introdurrà una nuova politica sull’immigrazione a partire dal gennaio 2021, dopo aver approvato una nuova legislazione in merito. In base al previsto sistema a punti previsto per attirare lavoratori qualificati, i cittadini UE non avranno più un trattamento preferenziale.

Un documento del governo del febbraio 2020 indica che uno degli obiettivi è quello di porre fine “alla dipendenza dalla manodopera a basso costo proveniente dall’Europa”.

La possibilità per i cittadini britannici, già stabilitisi in un paese UE, di spostarsi liberamente in altre nazioni all’interno dell’Unione Europea – diritto di cui hanno goduto fino ad ora – non è stata affrontata dall’accordo di divorzio.

Allo stato attuale delle cose, non potranno più farlo a partire dal gennaio 2021.

Diritti di residenza

I cittadini UE già residenti nel Regno Unito a fine 2020 – ma anche i britannici che vivono nel continente – hanno il diritto di rimanere e mantenere i diritti acquisiti in settori che includono l’occupazione e la sicurezza sociale. Un elemento vincolante nell’accordo di divorzio Brexit.

In futuro, tuttavia, sarà necessario un permesso di soggiorno.

Informazioni più dettagliate sono disponibili sui siti web dei gruppi “British in Europe” e “The3million”, indirizzato ai cittadini europei che vivono nel Regno Unito.

Regole di viaggio

La UE avverte i visitatori provenienti dal Regno Unito che l’ingresso nell’Unione sarà per loro meno semplice a partire dal 2021.

In un documento pubblicato dalla Commissione europea a luglio, ai britannici è stato detto che saranno “sottoposti a controlli approfonditi” alle frontiere quando entreranno nei paesi dell’UE (ad eccezione dell’Irlanda) e nell’area Schengen, in quanto saranno “trattati come cittadini di paesi terzi”.

Come regola generale, i cittadini britannici non avranno bisogno di visti per soggiornare nei Paesi UE per un massimo di 90 giorni, all’interno di una finestra temporale di 180 giorni. Non potranno però lavorare, in conformità con il Codice delle frontiere Schengen.

Il governo britannico consiglia ai propri cittadini di assicurarsi che i passaporti abbiano almeno sei mesi di validità e che siano stati emessi meno di 10 anni fa.

La consapevolezza che i britannici potrebbero non essere più in grado di trascorrere un tempo illimitato nelle seconde case del continente ha suscitato scalpore in alcuni ambienti della stampa britannica e sui social media. Ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole, queste regole sono sempre state applicate ai cittadini extracomunitari (qui maggiori informazioni, in inglese).

Quanto alla durata temporale delle visite britanniche in Francia, il ministro francese per l’Europa, Clément Beaune, ha affermato di recente in Parlamento che “potrebbe essere possibile trovare una scappatoia, o quantomeno una maggiore flessibilità” nelle trattative. “Ma devo dire che i nostri amici britannici non hanno molta voglia di negoziare su questo punto dell’accordo”, ha aggiunto.

visitatori europei nel Regno Unito potranno soggiornare più a lungo: potranno infatti restare sul suolo di Sua Maestà per un massimo di sei mesi senza visto ma non potranno lavorare o tentare di vivere nel Regno Unito attraverso visite frequenti o successive.

I passaporti devono essere validi per tutta la durata del soggiorno, e ai visitatori possono essere richiesti dettagli sulle modalità di alloggio, sul sostegno finanziario e sui viaggi di ritorno.

La carta d’identità nazionale sarà sufficiente per l’ingresso nel Regno Unito fino ad ottobre 2021, dopodiché sarà necessario il passaporto. I residenti europei nel Regno Unito, assieme ad alcune altre categorie di viaggiatori, potranno utilizzare la carta d’identità nazionale fino alla fine del 2025.

I passeggeri che viaggiano tra UE e Regnnoo Unito potrebbero non essere più protetti dai diritti dei consumatori europei a seconda del mezzo di trasporto, ha aggiunto la Commissione europea.

Tessere di assicurazione sanitaria

Finora, il programma della tessera europea di assicurazione sanitaria (TEAM) europea ha permesso ai cittadini del Regno Unito e della UE di accedere all’assistenza sanitaria fornita dallo Stato durante i propri viaggi all’estero. Coperte ovviamente le sia condizioni preesistenti, sia i problemi legati al parto e alla gravidanza.

Tuttavia, la tessera non garantisce la gratuità delle cure, né equivale ad un’assicurazione di viaggio. Alcuni trattamenti che si possono programmare, come una chemioterapia o un parto cesareo, non sono presi in carico da un paese all’altro della UE salvo motivi di particolare urgenza.

Allo stato attuale, dopo il 31 dicembre 2020, le tessere sanitarie non saranno più valide per i cittadini britannici in visita nel continente o per i cittadini UE in visita nel Regno Unito.

A meno che i cittadini europei non abbiano lo status di residente nel Regno Unito, avranno bisogno di un’assicurazione sanitaria privata, poiché le cure del Servizio sanitario nazionale (NHS, National Health Service) non saranno più gratuite.

Il governo britannico consiglia alla maggior parte dei britannici che si recano nei paesi UE di stipulare un’assicurazione di viaggio con copertura medica.

Alcune categorie di persone potranno tuttavia richiedere le tessere sanitarie rilasciate dal Regno Unito per le visite mediche da effettuarsi in Europa a partire dal 2021: tra queste, i pensionati britannici che già vivono nella UE; gli studenti britannici che già vi studiano; i cittadini UE che già vivono nel Regno Unito e i “lavoratori frontalieri” – persone che vivono in un paese e lavorano in un altro.

Il Regno Unito sta cercando di negoziare un accordo reciproco che copra i visitatori a breve termine.

Brexit, le nuove regole dal 1° gennaio per lavorare e studiare a Londra, il sistema a punti.

A partire dal 1° gennaio 2021 avrà fine la libera circolazione tra le nazioni dell’Unione europea e il Regno Unito, di conseguenza andare a vivere Oltremanica per lavoro o studio non sarà più così semplice come lo è stato fino ad oggi.

L’avvento di una nuova legge sull’immigrazione porterà a un sistema a punti attraverso cui si potrà ottenere o meno il visto d’ingresso.

Chi oggi è già nel Regno Unito per motivi di lavoro o studio dovrà presentare domanda per l’Eu Settlement Scheme: se si ottiene una risposta positiva, si potrà restare definitivamente in Inghilterra anche dopo la Brexit.

Per la presentazione della domanda si ha tempo fino al 30 giugno del 2021, ma nel modulo si dovrà dimostrare che il trasferimento in Gran Bretagna risale a prima del 31 dicembre 2020, data in cui scadrà il periodo di transizione su cui si è scritto, parlato e discusso a lungo.

La differenza tra residenza provvisoria e permanente

Una volta che si è inoltrata la domanda all’Eu Settlement Scheme, i cittadini europei riceveranno lo status di settled status (residente permanente) e pre-settled status (residente provvisorio): se il primo concede lo status di residente permanente, il secondo ha una durata valida per cinque anni, al termine dei quali si potrà presentare una nuova domanda per il settled status.

Un requisito fondamentale per ottenere il settled status è quello di aver vissuto in maniera continuativa per almeno cinque anni nello Stato britannico, senza essersi trasferiti in un altro Paese per più di sei mesi nell’arco di un anno. Ecco perché la pandemia di coronavirus potrebbe aver complicato le cose a migliaia di italiani oggi a Londra, che nel corso della prima ondata hanno scelto di tornare in Italia dai propri cari.

Come funziona il sistema di immigrazione a punti

Per tutti gli italiani invece che desiderano trasferirsi nel Regno Unito dal prossimo anno dovranno per forza di cose richiedere il visto attraverso il nuovo sistema d’immigrazione a punti.

Il minimo richiesto è 70 punti, che si possono ottenere soltanto se si rispettano tre requisiti obbligatori:

  • salario annuo non inferiore a 25.600 sterline

  • offerta di lavoro da uno sponsor riconosciuto dall’Home Office

  • parlare in inglese a livello intermedio B1

Commercio con la Gran Bretagna, cosa cambierà dal 2021?

A partire dal 1° gennaio 2021, sarà necessaria l’autorizzazione all’esportazione per i prodotti e le tecnologie a duplice uso in partenza verso il Regno Unito, prodotti che attualmente vengono movimentati senza obbligo di licenza di esportazione.

Il 1°gennaio 2021 segna infatti il termine del periodo di transizione per la Brexit, e da quel momento ogni movimentazione di merce verso il Regno Unito si configurerà come un’operazione di esportazione/importazione, e non più di operazioni intracomunitarie.

Questo cambiamento di scenario introduce negli scambi UE-UK le tematiche di export control, ed in particolare il tema del duplice uso: ad oggi infatti la circolazione intracomunitaria dei beni duali (elencati nell’Allegato I del reg. (CE) 428/2009) non è soggetta ad autorizzazione.

Dopo la fine del periodo di transizione non si applicherà più al Regno Unito il regolamento (CE) n. 428/2009: questo significa che se fino al 31 dicembre sarà possibile continuare a fornire beni duali in UK senza autorizzazione, in quanto si tratterà ancora di cessione intracomunitaria, a partire dal 1° gennaio 2021 la fornitura di beni a duplice uso dall’UE verso il Regno Unito sarà subordinata all’ottenimento di un’autorizzazione all’esportazione rilasciata – in Italia – dal Ministero degli Affari Esteri e delle Cooperazione Internazionale – Autorità Nazionale UAMA.

La Commissione Europea ha proposto – per cercare di ridurre l’impatto sugli operatori unionali di questi nuovi adempimenti, e al contempo per limitare gli oneri di carattere amministrativo per le autorità nazionali autorizzative – di inserire il Regno Unito di Gran Bretagna e l’Irlanda del Nord nella lista dei paesi verso i quali è valida l’autorizzazione generale di esportazione dell’Unione (EU001): tale lista ad oggi comprende Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti. La detta autorizzazione è prevista dal reg. (CE) 428/2009 ed è già ampiamente conosciuta e utilizzata dagli operatori UE.

Anche le esportazioni da UK verso la UE di prodotti controllati saranno soggetti ad autorizzazione dal 1 gennaio 2021.

La Export Control Joint Unit del Department for International Trade (DIT) del Regno Unito ha pubblicato una Open General Export Licence (OGEL), che le aziende britanniche potranno usare per esportare la maggior parte dei beni e della tecnologia a duplice uso verso i paesi UE. La OGEL potrà essere ottenuta tramite il sistema SPIRE gestito dal DIT.

Alcuni beni più sensibili dovranno invece essere accompagnati da altre autorizzazioni, quali la Standard Individual Export Licence (SIEL) o la Open Individual Export Licence (OIEL).

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