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domenica, Luglio 21, 2024
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QUALI SONO I DOLCI NATALIZI PIÙ RINOMATI D’ITALIA?

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QUALI SONO I DOLCI NATALIZI PIÙ RINOMATI D’ITALIA? Dal Trentino alla Sicilia attraverso tutta l’Italia, ecco la nostra classifica

L’Italia delle tante identità culinarie locali, che ancora vive nei borghi, nei Paesi di provincia, nelle piccole e grandi città e nelle valli, anche (e soprattutto) nel periodo delle feste di fine anno dà il meglio di sé, proponendo una gran varietà di dolci tipici, ciascuno con la sua storia e la sua ricetta particolare (che a volte varia di casa in casa).

Ecco allora vi portiamo in un tour virtuale alla scoperta dei dolci natalizi più tipici d’Italia, alcuni meno noti, altri più conosciuti:

 

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Bisciola valtellinese, Lombardia

Chiamata anche Pan di Fich, la Bisciola è un pane dolce lievitato, preparato con farina di grano tenero e farina di segale o di grano saraceno, burro di latteria, fichi, noci, nocciole, uvetta e pinoli. Si dice sia nata per caso, quando le truppe di Napoleone invasero il nord dell’Italia nel 1797. I soldati francesi si fermarono in Valtellina per una tappa, prima di proseguire con l’ultima fase della prima Campagna d’Italia. Napoleone chiese a un cuoco di preparargli un dolce con ingredienti e prodotti trovati in loco. Tradizione vuole che le fette di Bisciola, prima di essere mangiate, debbano essere intinte nella grappa.

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Sebadas, Sardegna

Uno dei dolci Sardi della tradizione pastorizia sarda e tra i più conosciuti anche al di fuori dell’isola, è preparato con il raffinato (e amarissimo) miele di corbezzolo, usato come una glassa che ricopre il grosso raviolo di sfoglia ripieno di pecorino locale. Considerate un dolce esclusivamente perché cosparse di miele e zucchero, in origine erano viste come secondo piatto. Il loro nome deriva dalla parola dialettale «seu» cioè «sego», e ricorda la brillantezza che il miele di corbezzolo dona a questo dolce.

Tronchetto di Natale, Piemonte

La sua forma ricorda quella di un pezzo di legno, rievocazione del ceppo di tronco di castagno o di quercia che per tradizione le famiglie contadine piemontesi di un tempo usavano conservare nella legnaia per scaldarsi la Notte di Natale, in attesa della Messa di Mezzanotte. Il capofamiglia, attorniato dai suoi cari, metteva il ceppo nel camino, lo benediceva con un segno di croce, lo bagnava con del vino rosso e nel dargli fuoco pronunciava la formula augurale: «Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane». Da qui, la leggenda secondo cui il ceppo posto nel camino dovrà bruciare per le dodici notti che intercorrono tra il Natale e l’Epifania, in segno di buon auspicio. E dal mix di tradizione e leggenda, il tronchetto di Natale è un dolce sfacciatamente calorico ma irresistibile, preparato con uova, burro, mascarpone, crema di marroni, brandy, panna, cioccolato.

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Cartellate, Puglia

Le origini di questi dolci che a Natale profuma le case pugliesi di anice, mosto cotto e cannella non sono del tutto chiare e vengono da molto lontano. Secondo alcuni era una specialità preparata in Egitto esclusivamente per i faraoni. L’origine del termine cartellate è da ricercare nel greco kartallos, il cui significato più prossimo è quello di cesto. E, infatti, la tradizione vuole che la sfoglia sottilissima durante la frittura prenda la forma delle fasce di Gesù Bambino. Ogni famiglia custodisce la propria ricetta gelosamente e prepara in gran quantità questo dolce, che è ottimo anche freddo. Le cartellate possono essere passate nel vincotto o nel miele, oppure mangiate semplicemente fritte con un po’ di sale sopra.

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Gubana, Friuli Venezia Giulia

Questo dolce ha la forma a chiocciola ed è un simbolo del Friuli, dove è tradizione regalarlo a Natale come augurio di prosperità e ricchezza. A base di pasta lievitata, è farcito con frutta secca, uva passa, amaretti e bagnato dalla grappa. Deve il suo nome proprio alla sua caratteristica forma a chiocciola: «gubat», infatti, significa «avvolgere» in dialetto friulano. La Gubana richiede tre giorni di lavorazione per essere preparata, ma se conservata in luogo fresco e asciutto mantiene inalterate la fragranza e la bontà per mesi.

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Fichi chini, Calabria

Prodotto di una lavorazione tradizionale, che associa ad un metodo di conservazione quale l’essiccazione naturale dei fichi, una farcitura a base di mandorle, noci, cioccolato e canditi. I fichi chini sono la gloria della gastronomia calabrese. In Calabria si preparano spesso in casa e si regalano agli amici e ai parenti. Tradizione vuole che quattro fichi aperti a metà siano sovrapposti per formare una Croce, simbolo religioso del Natale. Fu probabilmente grazie all’idea di alcune monache che questi dolcetti presero la forma di una croce cristiana.

Pangiallo romano, Lazio

Questo pandolce tipico delle feste risale alla Roma imperiale dove si usava prepararlo il giorno del solstizio d’inverno come buon auspicio per il ritorno delle lunghe giornate di sole. Pangiallo deve il suo nome al colore della glassa che lo ricopre. Tradizionalmente questo dolce era ottenuto impastando frutta secca, miele e cedro candito, per poi essere in seguito cotto e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Oggi sono tante le varianti che si possono trovare, ma tra gli ingredienti non mancano lo zafferano e la ricotta.

Certosino, Emilia Romagna

Questo tipico dolce natalizio della cucina bolognese è a base di cioccolato, miele, mostarda bolognese, frutta candita, pinoli e burro. Chiamato anche Panspeziale e, in dialetto, Zrtuséin o Panspzièl. Il suo nome deriva dal fatto che nel medioevo era prodotto dai farmacisti (o speziali). Solo in un secondo tempo furono i frati certosini a occuparsi della sua produzione. Per gustare al meglio il panspeziel, bisognerebbe tagliarlo a fettine sottili, dello spessore di una tagliatella. Con ingredienti simili al Pan Speziale, ma ancora più nutrienti (vengono aggiunte all’impasto nocciole, arachidi, mandorle, ciliegie candite e cognac), il Panone di Natale è un altro dolce natalizio delle campagne bolognesi che cambia ricetta di casa in casa.

Ricciarelli, Toscana

Parliamo di un dolce tipico senese a base di morbida pasta di mandorle, a cui si uniscono i profumi di vaniglia e cannella. La storia fa risalire l’origine di questo biscotto al Medioevo, quando il marzapane, probabilmente importato dall’oriente, era lavorato per produrre i tipici dolci della città del Palio principalmente nei conventi o nelle vecchie botteghe di speziali. Anche se la ricetta varia da famiglia in famiglia, uguale per tutti è la lavorazione, che prevede un impasto con mandorle dolci, zucchero e albume d’uovo da cuocere in forno. Fondamentale è mantenere la forma ovale originale, con uno spessore intorno ai 15mm, un peso massimo di 30grammi l’uno e la diagonale maggiore fra i 50mm e 105mm. A fine cottura si aggiunge lo zucchero a velo. La tradizione vuole che siano consumati in abbinamento al tipico Vin Santo della zona o anche a un Moscatello di Montalcino.

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Bostrengo, Marche

Un dolce tradizionale marchigiano di origini antiche, preparato nella zona del Montefeltro a Natale e in tutte le occasioni speciali che meritano di essere celebrate. «Svuotacredenza» era anche chiamato, poiché per farlo si utilizzava un po’ tutto quello che c’era in casa. Nato come piatto povero del periodo natalizio (recupera il pane raffermo, a cui si aggiunge frutta candita, fichi secchi, uva sultanina e mosto cotto), nei secoli il bostrengo si è arricchito di ingredienti sfiziosi come il cacao, il miele, la frutta secca e il rum. Fristingo, frustingo, frostengo, pistingo il dolce marchigiano cambia nome a seconda della zona in cui viene preparato.

Zelten, Trentino Alto Adige

Il dolce natalizio tipico del Trentino è un pane fruttato e riccamente speziato. È una versione arricchita del pane fatto in casa, a base di frutta secca, canditi, uvetta. «Zelten» in tedesco significa «a volte», a sottolineare l’eccezionalità della preparazione del dolce che viene fatto, per l’appunto, solo nel periodo natalizio. Lo Zelten è diffuso in tutta la regione del Trentino Alto Adige, con ingredienti che cambiano di valle in valle o di famiglia in famiglia. Possiamo provare a distinguere semplicemente tra Zelten trentino, più povero di frutta, ma con una quantità di pasta più grande, e sudtirolese bolzanino, in cui la quantità di frutta è più importante. Ingredienti comuni in tutte le preparazioni sono farina, uova, burro, zucchero, lievito, noci, fichi secchi, mandorle e pinoli.Zelten-dolce-natale-tipico-tradizione-Trentino-Alto-Adige

Struffoli, Campania

Fa parte dei dolci tipici più rinomati della tradizionale pasticceria napoletana, insieme a roccocò, susamielli, divino amore e alle zeppole. Gli struffoli sono allegre palline di pasta fritta legate con il miele e ricoperte da coloratissimi diavulilli (confetti colorati). Nella ricetta napoletana domina la frutta candita che vede come protagonista assoluta la zucca, celebre cucuzzata. L’origine degli struffoli però è greca: il nome, deriva da strongulos, cioè pasta a forma sferica, arrotondata o incavata.

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Cubaita, Sicilia

Questo dolce fa parte della tradizione di Modica, città in provincia di Ragusa. Ma la sua storia comincia molto tempo prima in Medioriente. L’ingrediente principe della cubaita è il sesamo. Particolarmente profumato, grazie anche alla presenza di miele, buccia di arancia e di limone è un vero trionfo di odori e sapori autentici. Ma perché sia vera cubaita, è importante che le mandorle siano quasi intere e il dolce abbia uno spessore di 1 centimetro al massimo.

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Parrozzo, Abruzzo

Un dolce tipico della tradizione natalizia abruzzese, così buono che in suo onore Gabriele D’Annunzio compose «La Canzone del Parrozzo». Originariamente chiamato “pan rozzo” perché in uso tra i contadini, fatto con farina di mais e cotto al forno venne poi rivisitato in chiave dolce da un pasticcere: le uova nell’impasto diedero il giallo dovuto al mais, le mandorle tritate riprodussero la granulosità dell’impasto del pane e il colore bruciacchiato della crosta fu riprodotto aggiungendo del cioccolato. Da allora, il parozzo viene realizzato con un impasto a base di semolino e mandorle e una copertura di cioccolato fondente, inoltre ha la caratteristica forma semisferica che svela all’interno una pasta morbida, gialla e profumata. Questo dolce può anche essere aromatizzato con amaretto o mandorle amare.

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