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In occasione della 10ª edizione di Milano Art Week, CreDa – Gastronomia Popolare si trasforma, per la prima volta, in un ecosistema sensoriale in cui l’arte plastica si intreccia alla cucina del ricordo, capace di rievocare emozioni e sapori familiari attraverso piatti profondamente legati alla tradizione popolare partenopea. Dall’1 al 18 aprile 2026, il ristorante di Via Orti 12 accoglie Memoria Ceramica, mostra site-specific dell’artista Dora Fiammetta Perini, prodotta da studio.steso e curata da Marta Cereda.

Il titolo dell’esposizione, accompagnato dal sottotitolo evocativo “Ti ricordo pomodoro tra i sapori tulipani” -tratto da una filastrocca composta dalla stessa Perini- introduce a una dimensione immersiva in cui il gusto e la forma si fondono in opere realizzate ad hoc per l’occasione: candelabri di ogni dimensione, piatti decorativi insieme a ondulate sculture in ceramica dai colori vivaci, trasformano ogni tavola in un piccolo spettacolo visivo e tattile diventando un tutt’uno con la mise en place tipica della gastronomia. Le creazioni dell’artista, inoltre, si estendono anche all’architettura circostante, con volti scultorei in argilla variopinta sulle pareti e grandi candelabri dalle forme sorprendenti nel camino, in un intreccio cromatico che illumina il locale di blu intensi, rossi accesi e gialli brillanti.

In questo dialogo, la cucina degli chef Crescenzo Morlando e Dario Pisani oltrepassa i confini di pura esperienza enogastronomica e diventa parte integrante della narrazione.

Per l’occasione, durante il periodo della mostra, il ristorante CreDa include nel proprio menù un piatto inedito, confortevole, genuino e dal gusto inconfondibile: i fiori di zucca ripieni di ricotta e pomodorini secchi, sapientemente pastellati e fritti come sapere domestico insegna. Ciascun passaggio della preparazione, semplice e reiterato, si fa eco tangibile della ricerca materica di Dora Perini, dando corpo alla memoria.

Nel dialogo tra artista e cucina, il fiore di zucca fritto diventa forma in trasformazione: come le ceramiche, che nascono da una materia morbida e vengono mutate dal gesto e dal calore, anche il fiore –fragile, aperto, organico– attraversa una metamorfosi che ne ridefinisce struttura e identità. La pastella lo avvolge e ne cattura il sapore; la frittura ne fissa la forma trasformandone la consistenza.

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È lo stesso principio che governa la materia ceramica, dove il calore consolida ciò che prima era instabile. In questo senso, il piatto diventa un’estensione commestibile del lavoro di Perini.

La mostra, curata da Marta Cereda, supera la staticità dell’esposizione tradizionale e diventa esperienza sensoriale interattivaIl commensale non è più spettatore passivo, ma parte attiva dell’esperienza: tocca, utilizza, entra in contatto e vive le opere.

In questo intreccio tra arte e cucina, materia e gesto, la tradizione si rinnova: non come ripetizione, ma come trasformazione vitale, capace di generare nuove forme di memoria condivisa.

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