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Il governatore Attilio Fontana e l’assessore lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, hanno inviato una lettera formale al governo nella quale chiedono che i ristoranti e le attività assimilabili possano svolgere la loro attività fino alle ore 22. Per i vertici di Regione Lombardia è “importante che tale decisione venga presa al di là della crisi politica in atto” e ciò in relazione “alla situazione di estrema emergenza in cui versa un’intera categoria”.

La richiesta di Fontana e Guidesi al governo, avviene alla luce dei dati dell’andamento epidemiologico, della campagna vaccinale ormai entrata nel vivo, nonché della necessità di scongiurare la crisi del settore dei pubblici esercizi.

Il presidente e l’assessore di Regione Lombardia, chiedono infine al governo di “intraprendere ogni utile azione affinché sia concesso al mondo della ristorazione questa ulteriore facoltà, nel rispetto, ovviamente, delle misure di contrasto e contenimento dell’epidemia”.

In Lombardia si torna a sciare dal 15 febbraio

Il comitato tecnico scientifico ha deciso: operatori turistici e sciatori esultano. In zona arancione e rossa resta il divieto.

Dopo tanti slittamenti anche gli impianti da sci sulle montagne della Lombardia riapriranno da lunedì 15 febbraio. La decisione arriva  giovedì 4 febbraio dal Comitato tecnico scientifico che ha dato il via libera a seggiovie e skipass ma solo per le regioni che si trovano in zona gialla: è stata infatti bocciata la proposta dei governatori di riaprire le strutture anche in zona arancione tenendo con una capienza ridotta al 50 per cento sugli impianti di risalita. Per l’assessore al Turismo del Pirellone Lara Magoni resta comunque un passo in avanti: “Questo è un primo importante riconoscimento per il mondo della montagna. È da settimane che porto avanti in tutte le sedi la battaglia per la riapertura in sicurezza degli impianti di risalita. Il protocollo messo a punto dalle Regioni è frutto di un lavoro che vuole tenere insieme la priorità sanitaria, che per tutti resta al primo posto, ma anche la giusta valorizzazione dell’economia della montagna, a oggi completamente dimenticata”.