Dopo le celebrazioni ufficiali per il centenario del premio Bagutta, tenutesi il 1° marzo a Palazzo Marino alla presenza del sindaco Giuseppe Sala e dell’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, la storia del più antico premio letterario italiano continua con una mostra speciale alla Kasa dei Libri: Premio Bagutta, una storia lunga 100 anni, dal 17 marzo al 2 aprile.
La sede non è casuale. La Kasa dei Libri ospita infatti la kollezione libraria di Andrea Kerbaker, che da diversi anni ricopre il ruolo di segretario del premio e, insieme alla presidente Isabella Bossi Fedrigotti, contribuisce a mantenerne viva la tradizione e lo spirito originario.
Nato nel 1926, il Bagutta rappresenta una delle storie culturali più affascinanti del Novecento. La sua origine è quasi leggendaria: un gruppo di undici amici, giovani scrittori e artisti milanesi guidati da Riccardo Bacchelli e dal segretario Orio Vergani, si riuniva a cena nella trattoria Bagutta, a due passi da via Montenapoleone. Proprio attorno a quei tavoli nacque l’idea, la prima nel suo genere nel nostro Paese. Prima e di grande coraggio, se tra i suoi premiati degli anni iniziali c’è un giovanissimo Carlo Emilio Gadda, allora autore per pochi, con Il castello di Udine, e che noi esponiamo nella rara prima edizione. Del resto, il gusto letterario certo non manca a quei giurati, giovani ma già veterani del mondo culturale. Il premio viene salutato con entusiasmo anche dai proprietari della trattoria, i signori Pepori, che alla giuria, abituata a riunirsi ai suoi tavoli all’ora di cena, sono soliti offrire il conforto di un pranzo buono, genuino, e soprattutto gratuito. I letterati ringraziano con le parole; quelli dotati di talento artistico, soprattutto Mario Vellani Marchi e Giuseppe Novello, con quadri e disegni che dipingono all’impronta e poi offrono all’ospite. Sono le famose “liste”, opere d’arte che vengono regolarmente appese alle pareti e finiscono col trasformare il locale in una vera e propria galleria dell’arte figurativa del tempo, frequentata dalle intelligenze più vive della città.
Da allora il premio è diventato un punto di riferimento della vita letteraria nazionale, profondamente legato alla città di Milano, ed ha premiato alcune delle voci più importanti della nostra narrativa come Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Natalia Ginzburg e Primo Levi. Anche la giuria ha accolto figure centrali della cultura del Novecento, come Eugenio Montale e Dino Buzzati.
La mostra alla Kasa dei Libri ripercorre questa lunga storia attraverso tutti i libri vincitori esposti nelle loro edizioni originali, offrendo così anche un viaggio attraverso un secolo di letteratura italiana. Accanto ai volumi saranno mostrati articoli di giornale dell’epoca, riproduzioni fotografiche e filmati delle premiazioni storiche ma anche numerosi cimeli, dai menu alle lettere dei diversi protagonisti, materiali che raccontano non solo l’evoluzione del premio ma anche quella della vita culturale del Paese. Il ristorante da cui il premio prende il nome, scivolato in una crisi dettata dai tempi cambiati, purtroppo ha chiuso i battenti nel 2016 ma alla Kasa cerchiamo di ricrearne l’atmosfera grazie all’allestimento studiato per la mostra: tavole apparecchiate a guisa della più classica delle trattorie, con tanto di fiaschette di vino rosso e bicchieri, tra una copia dei Racconti di Calvino con dedica del vincitore ai signori Pepori e qualche carteggio dagli archivi Vergani.
Le vicende letterarie si intrecciano con quelle storiche e sociali del Paese, dalla autosospensione del premio per non sottostare alle vessazioni della dittatura tra 1937 e 1946, alla legge Bacchelli, istituita nel 1985 per sostenere personalità del mondo culturale in condizioni economiche precarie e intitolata allo scrittore Riccardo Bacchelli, giurato e presidente del premio.
Il Bagutta, nonostante la sua veneranda età, gode di ottima salute e continua ancora oggi a valorizzare quelle voci che hanno saputo raccontare meglio di altri le vicende del tempo che scorre, come negli anni più recenti Marco Balzano, Giorgio Fontana o Marco Missiroli e, quest’anno, Domenico Starnone con Destinazione errata (Einaudi).
Ma non finisce qui. Una cifra tonda di questa portata va celebrata adeguatamente, seppur con la tipica sobrietà milanese cara anche al premio: il 26 marzo un’altra tappa si aggiunge ai festeggiamenti, con una seconda mostra che, ospitata dalla prestigiosa Galleria di Antonia Jannone, riguarderà dieci manifesti preparati da altrettanti artisti, grafici, designer, che hanno voluto in questo modo partecipare alla ricorrenza.































