Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia
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Domenica 28 giugno, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia apre al pubblico le porte dei suoi depositi con una speciale visita guidata alle Collezioni di Studio. Un’occasione per scoprire centinaia di oggetti normalmente non presenti nel percorso di visita, conservati nel cuore del Museo e capaci di raccontare oltre due secoli di innovazione scientifica, tecnica e industriale.

A partire dalle ore 11, i visitatori potranno seguire un percorso tra biciclette storichemotociclette da record e reperti tecnici d’altri tempi, alla scoperta di curiosità e di testimonianze che hanno segnato l’evoluzione tecnologica tra Ottocento e Novecento. Al centro di questo spazio spicca una collezione di circa 50 motociclette, che spazia dalle prime biciclette motorizzate dell’inizio del XX secolo ai motori da corsa degli anni Cinquanta.

Tra queste è possibile ammirare la Vespa Piaggio da record 125 cc del 1951. Questo esemplare unico, riconoscibile per la verniciatura argentata e le forme particolarmente aerodinamiche, fu costruito da Piaggio nel 1951 con l’unico obiettivo di stabilire un nuovo record nella prova di velocità del “chilometro lanciato”. Il suo design insolito costringeva il pilota a gareggiare rannicchiato sulle ginocchia, con le braccia distese in avanti. Proprio con questa particolare postura, su una versione successiva quasi identica alla motocicletta esposta al Museo, Dino Mazzoncini stabilì un nuovo record di velocità il 9 febbraio 1951, raggiungendo i 171,1 km/h.

Pochi mesi dopo, l’8 agosto 1951, il record venne superato dalla Lambretta guidata da Romolo Ferri, che raggiunse la velocità di 201 km/h. Oggi i due scooter sono esposti fianco a fianco, a testimonianza di una delle rivalità più affascinanti della storia del motociclismo italiano. La loro presenza nelle collezioni del Museo racconta così una stagione di sfide tecnologiche e sportive, che contribuì a consolidare il mito delle due ruote nel nostro Paese.

Anche l’area dedicata alle biciclette comprende oggi quasi 50 esemplari, in un percorso che ripercorre le principali tappe evolutive di questo mezzo, dalle sue origini – circa due secoli fa – fino ai giorni nostri.

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Tra gli oggetti più preziosi della collezione spicca il biciclo di Pierre Lallement del 1865, considerato uno dei primi bicicli a pedali della storia.
Realizzato diversi decenni prima del processo di standardizzazione che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, avrebbe definito la forma della bicicletta moderna, questo esemplare colpisce per il vivace colore giallo e per un design insolito, molto diverso da quello a cui siamo oggi abituati. I pedali sono infatti collegati direttamente alla ruota anteriore e il telaio è realizzato in ferro e legno. Le eleganti decorazioni e il peso considerevole (poco meno di 40kg) testimoniano il carattere ancora sperimentale del mezzo, pensato più per essere esibito che per gli spostamenti quotidiani.

All’interno delle Collezioni di Studio è esposta anche la celebre Tenda Rossa – uno degli oggetti più noti e significativi conservati al Museo – testimonianza unica della spedizione scientifica al Polo Nord guidata da Umberto Nobile nel 1928, quando servì da rifugio ai sopravvissuti al naufragio del Dirigibile Italia. Catapultata fuori dal dirigibile durante lo schianto sul pack, la tenda è uno dei pochi reperti della spedizione giunti fino a noi. Realizzata in seta color avorio dall’azienda milanese Ettore Moretti, ha una pianta quadrata e raggiunge un’altezza di circa 2,5 metri. Per renderla visibile ai soccorritori durante le ricerche aeree, i superstiti la colorarono con anilina rossa (anche detta fucsina), utilizzata in volo per determinare la quota del dirigibile; da qui il nome con cui è conosciuta ancora oggi. Rifugio dei superstiti per ben 48 giorni, la Tenda Rossa è uno dei simboli più celebri della spedizione e delle enormi sfide affrontate durante grandi esplorazioni polari del Novecento.

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