Advertisement

Quirinale game: per tre giorni si giocherà a ‘bruciare’ il candidato altrui

silvio berlusconi coronavirus

Via al ballo del Quirinale per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Alle 15, come da programma, i 1.008 grandi elettori hanno cominciato a votare alla Camera. Tra le forze politiche non c’è ancora accordo sul nome condiviso quindi per le prime tre votazioni (una al giorno) ci sarà una bella valanga di schede bianche. Dal quarto giorno, quando il quorum si abbasserà a 505 voti, si entrerà nel vivo della partita anche se a quel punto sarà gara a ‘bruciare’ il candidato altrui: sulla graticola, a quanto si capisce, finiranno uno dopo l’altro i nomi di Casini, Casellati, Nordio, Riccardi e tutti gli altri.

Da giovedì, stando a quanto si apprende, arriverà il momento decisivo con l’indicazione di Mario Draghi, a quel punto condivisa, come nuovo Capo dello Stato. Se la situazione dovesse precipitare, queste le ‘voci’ trasversali raccolte, “si andrà tutti in ginocchio dal presidente Mattarella a chiedergli il bis“. Dopo il ritiro di Silvio Berlusconi è il leader della Lega, Matteo Salvini, che si sta dando da fare come kingmaker. Oggi ha parlato col premier Draghi, poi con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, stasera con Enrico Letta del Pd e Giuseppe Conte del M5S.

Per quanto riguarda l’oggetto del contendere, stando a quanto si apprende, la partita di queste ore riguarda soprattutto il nuovo Governo che nascerà: che sarà tutto politico e quindi tra i partiti dell’attuale maggioranza ci si sta accapigliando per conquistare altri ministeri. Il prossimo anno, infatti, sarà elettorale: nel 2023 con le elezioni politiche, ma già questa primavera ci sarà una nuova e importante tornata di elezioni amministrative che serviranno a ‘pesare’ la forza reale dei partiti. Chi al posto di Draghi come premier a Palazzo Chigi? Difficile che sia un politico, con il rischio di scontentare tutti gli altri.

Advertisement

Per questo, magari per segnare anche una significativa discontinuità, alla fine potrebbe emergere Elisabetta Belloni, al momento ‘supercapa’ dei nostri servizi segreti. Vista bene da tutti gli schieramenti, donna delle istituzioni: dal suo lavoro al ministero degli Affari Esteri, dove entrò a 27 anni, agli incarichi con i governi Berlusconi, Renzi, Conte e Draghi. Donna di ferro, con grande esperienza in molti campi. Ad esempio, narrano le cronache, nel 2004 l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini (governo Berlusconi) la mise a capo dell’Unità di crisi della Farnesina e da lì si occupò di molti dossier delicati. Potrebbe benissimo essere la donna adatta a traghettare il Governo nei prossimi mesi che si annunciano assai movimentati man mano che ci avvicineremo alla resa dei conti delle prossime politiche.

Nessuno sa per chi vota, la sua carriera è sempre stata etichettata come ‘neutrale’. Nata a Roma nel 1958, ha una laurea in Scienze politiche, parla quattro lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo) e ha ricevuto pure la Legion d’onore in Francia. Toccherà a lei districarsi tra le mille richieste dei partiti e mettere a freno la voglia di ministeri in più. Perché con un governo politico è chiaro che tutti gli attuali ministri tecnici del Governo Draghi dovranno lasciare la poltrona. Già è forte la ‘voce’ che vede la Lega avanzare la richiesta di mettere uno dei suoi al ministero dell’Interno rimuovendo la ministra Lamorgese, nemica di sempre e assai criticata. Tra le curiosità, al momento è la sola Giorgia Meloni, unica leader all’opposizione, a tifare apertamente per Mario Draghi, con la speranza che il successivo scossone al Governo complichi la situazione e porti dritti alle elezioni anticipate.

Info news di Agenzia DiRE

COME SI VOTA PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Sono previste tre cabine nell’emiciclo. Entreranno 50 votanti per volta, mentre saranno 200 i parlamentari ammessi in Aula durante le operazioni di spoglio. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza di Montecitorio.

Ecco il quorum per l’elezione del Capo dello Stato

Per l’elezione del Presidente della Repubblica, nei primi tre scrutini occorre il quorum dei due terzi dei componenti dell’Assemblea, ovvero 673 voti. Dal quarto occorre invece la maggioranza assoluta, 505. Quel che è certo è che nessuno schieramento ha i numeri per eleggere da solo il Presidente, anche con un tetto di voti più basso. Allo stesso modo è difficile ricondurre nel polo di centrodestra o di centrosinistra diversi elettori che potrebbero essere determinanti per l’elezione, senza tra l’altro escludere passaggi da un gruppo all’altro anche in extremis.

Saranno 1.009 i grandi elettori che saranno chiamati ad eleggere il Presidente della Repubblica: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali, tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha uno, con un sistema per assicurare la rappresentanza delle minoranze. Dopo la morte del senatore Vincenzo Fasano di Forza Italia, i grandi elettori per il Quirinale sono momentaneamente scesi a 1.008, ma saranno riportati alla quota originale già dalla seconda votazione, con l’ingresso del primo dei non eletti.

Exit mobile version